Home > Cosa fare > La strada romana di Xemxija: itinerario storico a due passi da Bugibba
strada romana xemxija - vecchio carrubo e apiario

La strada romana di Xemxija: itinerario storico a due passi da Bugibba

La strada romana di Xemxija è un breve itinerario storico naturalistico da percorrere a piedi, subito fuori il paese di Xemxija, nella St. Paul’s Bay, vicino a Bugibba. Si tratta di un percorso di circa 90 minuti a piedi lungo una strada romana che collega una ventina di siti di importanza archeologica, situati tutti molto vicini tra loro, tra cui tombe puniche, apiari romani, antichi alberi di carrube, resti di templi, bagni romani e abitazioni scavate nella roccia. Per concludere, si può fare un bagno nella vicina Mistra Bay, raggiungibile tranquillamente sempre a piedi. Il percorso è facile ed è ben segnalato.

L’inizio del percorso

Prendendo come riferimento la fermata Roti dell’autobus (sotto spieghiamo come arrivare fino alla fermata), vedrete di fronte a voi un albergo-ristorante chiamato Porto del sol: dietro l’edificio c’è una stradina (Triq ir-Ridott) che sale, prendetela (ci sono dei cartelli con scritto Roman Road), e arrivate fin alla piscina chiamata Aqua. Prendete la strada sulla destra, e arrivate fino in fondo. Il percorso inizia con la strada sterrata.

Nonostante siano passati quasi 2000 anni, la precisione della tecnica di costruzione è ancora ben visibile, specialmente per quanto riguarda il muretto che fiancheggia e sostiene la strada. Le pietre che vedete sono quelle originali, tagliate da una cava locale in forme quadrate o rettangolari.
Il canale a fianco della strada serviva per raccogliere l’acqua piovana, che veniva fatta confluire in una grande cisterna; l’acqua in eccesso invece continuava a scendere fino a raggiungere il mare. Verso la parte superiore della salita, un altro canale più stretto taglia diagonalmente la via per impedire all’acqua di invadere la strada.
Salendo, si compie un’ampia curva scavata nella roccia che garantiva un’ascesa meno ripida e agevolava il percorso dei pesanti carri trainati da animali. Questa via infatti fa parte di una vasta rete che collegava i vari insediamenti e veniva usata per il trasporto dei prodotti agricoli.
La strada romana successivamente diventò nota come la via dei pellegrini, in quanto veniva usata dai fedeli che si recavano in pellegrinaggio presso il Santuario di Nostra Signora a Mellieħa. Questo è testimoniato anche dalle numerose croci incise nella roccia dai pellegrini mentre si riposavano in cima alla collina.

Grotta della Galea

ingresso della grotta della galea sulla strada romana a xemxija
ingresso della grotta della galea

Salendo di pochi passi, a destra si vede l’ingresso di una grotta ai piedi di un pendio. La Cave of Galley, o Grotta della Galea, è una delle molte grotte in zona ed era usata come rifugio solitamente dai navigatori: infatti, essendo un luogo asciutto in inverno e fresco in estate, è il posto ideale per chi cerca un riparo. Originariamente, durante il Neolitico e forse fino all’epoca romana, doveva essere stata usata per le sepolture.

L’ingresso in pietra rimanda alle costruzioni dei templi; particolarmente interessante è la presenza di graffiti raffiguranti una galea da guerra sullo stipite della porta. Ancora nessuno ne ha capito l’origine; solitamente questo genere di graffiti si trova in templi preistorici. Un tempo, quando un ricco navigatore si metteva in salvo dai pirati, da un naufragio o da altri disastri, una volta tornato commissionava un dipinto raffigurante il pericolo da cui era scampato, da offrire in ringraziamento alla chiesa come ex voto. I graffiti di cui stiamo parlando sembrano avere lo stesso scopo, anche se la modalità è inconsueta, infatti proprio l’unicità di questa incisione ha dato il nome alla grotta.
Sullo stipite è presente anche l’incisione di una croce dei pellegrini.
Lasciata la grotta, girate a destra e continuate a salire: proprio qualche metro più in là si vede un Menhir.

menhir sulla strada romana a Xemxija
menhir sulla strada romana

Menhir è una parola di origine bretone (da “men” che significa roccia e “hir” cioè lunga) e indica grandi pietre poste in posizione verticale. La pratica di queste costruzioni megalitiche risale al neolitico e all’Età del Bronzo (3800-1200 a.C.) e la loro funzione non è ancora chiara del tutto, ma è quasi sempre collegata a pratiche funerarie. A Malta ci sono altri esempi di Menhir nei templi neolitici, con la differenza che non si tratta di elementi isolati, bensì riuniti in gruppi, disposti a cerchio, a semicerchio o ad ellisse. Questo Menhir molto probabilmente è collegato ai siti funerari e ai templi preistorici presenti nell’area circostante; un altro, di dimensioni più ridotte, si trova in cima alla collina.

Gli apiari e il carrubo

Una volta oltrepassato il menhir, la strada gira a destra: di fronte a voi vedrete i resti di una tomba risalente al periodo punico, mentre sulla destra degli scalini che portano ad un piazzale con un albero di carrube ed un apiario romano.

vecchio carrubo della strada romana a xemxija
vecchio carrubo della strada romana a xemxija
  • La tomba è stata scoperta quando la strada ha iniziato ad essere trafficata anche dai carri; sulla collina, durante gli scavi realizzati a metà del secolo scorso, ne sono state trovate sette in tutto, tutte risalenti al periodo dei templi (4100-2500 a.C.). Queste tombe, differenti tra loro per forma e dimensione, consistono in un buco scavato nella roccia, di forma circolare, che porta ad una o più camere funerarie. Durante gli scavi sono stati trovati resti umani, ceramiche, ornamenti personali e ossa animali; le ceramiche qui trovate testimoniano che il sito era in uso durante l’Età del Bronzo.
  • L’apiario romano è uno dei tanti che sono stati costruiti in tutta l’arcipelago maltese: il miele di Malta era molto rinomato sin dall’epoca romana, tanto che alcuni sostengono che il suo nome latino, Melita, derivi proprio dalla parola “mel”, cioè appunto miele.
    Praticamente tutti gli apiari venivano costruiti rivolti verso sud, in modo da garantire l’apporto ottimale di luce e calore alle api.
    Su questa collina c’erano ben quatto apiari. Uno è andato distrutto perché la grotta che lo ospitava è crollata; il sito è stato ripulito e ristrutturato per quanto possibile e oggi sono visibili solo piccole parti della struttura originale; anche un altro si trova in pessime condizioni. I due apiari rimanenti, a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, sono stati restaurati nel 1996 e riportati al loro stato originale. Quello che si affaccia su questo piazzale è l’unico del suo genere sull’isola: è realizzato ad arcate, formate da pietre di grandi dimensioni che si incastrano tra loro alla perfezione. Data la dimensione e il tipo di lavorazione di queste pietre, l’edificio è stato fatto risalire al periodo romano.
apiario romano sulla strada romana di Xemxija
apiario romano
  • Salendo le scale a fianco all’apiario, o continuando lungo il sentiero, vedrete un altro albero di carrube sulla sinistra, con delle scalette che conducono ad un altro apiario. Questo carrubo è il più antico di tutta Malta: ha all’incirca mille anni di vita. I suoi frutti sono stati usati nei secoli come foraggio per capre, pecore, cavalli e conigli. Questi alberi si trovano sempre in prossimità di un apiario perché le api ne sono ghiotte: si nutrono dei suoi fiori e producono un miele dal colore più scuro del normale.

È probabile che in precedenza il sito sia stato usato come tempio, o come columbarium, cioè un luogo contenente urne funerarie.
Ci sono due porte che conducono a due rispettivi corridoi paralleli alla facciata, in parte scavati nella roccia ed in parte costruiti in pietra. Questi corridoi servivano per raggiungere le nicchie all’interno dove c’erano gli alveari. Ogni nicchia è divisa in tre sezioni, una sopra l’altra, che corrispondono alle tre file di buchi esterne. Ogni sezione all’esterno presenta due fori che corrispondono ad altrettanti alveari interni in terracotta.
Gli alveari sono distesi su un fianco, con il collo giusto dietro il foro esterno; se lo sciame era troppo grande per l’alveare, veniva aggiunto un prolungamento.

A sinistra dell’apiario, sotto un albero troverete una panchina, dove fermarvi per ammirare il panorama: la baia di Xemxija, parte di San Pawl e i campi appena alle spalle del paese.

Appena oltre il carrubo, vi troverete di fronte un apiario rustico, molto differente da quello romano: si tratta di una caverna preesistente convertita poi in apiario; probabilmente è il frutto del lavoro di un contadino, che lo ha realizzato servendosi delle pietre grezze presenti nell’area circostante. Questo sito era usato prima come luogo di sepoltura, poi come apiario e successivamente come rifugio per il bestiame, fino alla seconda Guerra Mondiale, quando gli abitanti cercavano riparo qui dai bombardamenti aerei.

Il bosco di Mizieb e il tempio neolitico

Continuando a salire la collina, dopo qualche metro lungo la strada sterrata, a sinistra, incise nella roccia, sono visibili alcune piccole croci: si tratta, come già accennato, delle croci dei pellegrini, che percorrevano questa via per raggiungere il santuario di Nostra Signora a Mellieħa e qui, quasi in cima alla collina, si fermavano per riprendere fiato.
Qui vicino, potrete entrate in una grotta abitata almeno fino agli anni ‘30. La grotta era divisa in sezioni mediante un muretto a secco: si creavano delle stanze per i genitori, per i figli e per gli animali. Gli abitanti dormivano nel fieno, per stare al caldo e proteggersi dall’umidità del suolo. Nella grotta veniva aperta una finestra per dare luce e per fare circolare l’aria, che poi veniva chiusa con dei sacchi. Si cucinava sopra ad un fornello di pietra chiamato kenur. In tempi molto più antichi, questo genere di grotta era usato come luogo di sepoltura: infatti le nicchie nelle pareti servivano per porvi le lampade ad olio che dovevano accompagnare il defunto.

Continuate a seguire la via, fiancheggiata a sinistra da un muretto che termina una volta raggiunto il bosco di Mizieb. Il progetto di riforestazione di Mizieb è stato messo in atto più volte durante lo scorso secolo, in modo da ricaricare la falda acquifera. Le piante presenti sono l’ulivo, il pino d’Aleppo e l’acacia. Qui, le costruzioni circolari che vedete nelle radure del bosco, sono i resti di un tempio neolitico.

tempio punico sulla strada romana di Xemxija
tempio punico

Il sito non è stato ancora scavato; nonostante ora sia protetto dall’espansione agricola, fino a non molto tempo fa l’area era coltivata costantemente ed è quindi inevitabile che un’ampia parte di materiale sia andato perduto.
La struttura principale, a sud, si sviluppa su un’area di circa 100 metri quadri, circondata da quelli che erano muri megalitici. A nord, è presente una struttura più piccola, il cui scopo non è ancora chiaro; si ipotizza che sia una costruzione più tarda.
Nel bosco si trova una piccola costruzione, conosciuta come Girna, che serviva da riparo ai contadini.

Le tombe puniche

Vicino al bosco, di fianco al sentiero, si nota una un piccolo cumulo di pietre con una tavola che indica la via per raggiungere le tombe puniche.
Oltrepassate il muretto di ciottoli e vedrete a lato un buco rettangolare, scavato nella roccia, che fa da accesso ad una tomba familiare, risalente all’incirca al 550 a.C.
Il sito è in ottime condizioni e presenta un pozzo di accesso profondo ben 2,20 metri, il quale conduce alla camera funeraria. La camera è larga 2 metri e alta 1 metro e presenta una caratteristica atipica: la presenza di due absidi ai lati dell’ingresso.
Le tombe puniche presenti a Malta sono classificabili in 4 tipologie:

  1. Le tombe a pozzo e camera: sono le più comuni e consistono in un condotto rettangolare o circolare che porta alla camera funeraria.
  2. Le tombe a pozzo: consistono in un pozzo aperto, rettangolare o circolare, che veniva coperto con delle lastre una volta ultimata la sepoltura.
  3. Le tombe a camera: consistono in una camera ovale.
  4. Le tombe a fossa: erano sia scavate nella roccia sia nel terreno.

Lasciate le tombe puniche, salite a sinistra lungo il sentiero e raggiungerete un edificio rurale senza tetto: il rifugio del contadino. L’edificio originale è andato perduto, ma è stato ricostruito nellas tessa tecnica di pietre a secco, ossia senza l’uso di malta o cemento.

Il tetto veniva utilizzato per svariati scopi, come luogo dove immagazzinare paglia, cipolle, zucche o far seccare i pomodori.
La struttura semi circolare di fronte poteva servire come recinto per pecore e capre.
Poco distante troverete una profonda buca scavata nel terreno: si tratta di un vecchio silo per il grano, risalente al periodo preistorico.
Il silo doveva essere coperto per proteggere il raccolto dagli agenti atmosferici; scavati nella roccia, si trovano proprio dei solchi e delle rientranze che rivelano la presenza di grosse travi che supportavano la copertura.
Ci sono chiari segnali che, in seguito, il silo è stato convertito in una cisterna per l’acqua piovana; a prova di questo ci sono dei canali che fanno confluire l’acqua nella cisterna e un’apertura ricavata nella roccia per far entrare il secchio nel pozzo.
Questa cisterna è un’ulteriore prova che qui in cima alla collina ci doveva essere un insediamento o un villaggio fortificato.
A qualche metro di distanza potrete vedere l’ingresso, anzi gli ingressi, di un’altra grotta abitata. Anche questa, fu costruita con scopi funerari nella preistoria, diventò un’abitazione fino agli inizi del secolo scorso ed infine venne usata come rifugio antiaereo in periodo di guerra.

Ritornate sul sentiero principale e procedete; questo poco dopo si divide in due vie: continuate a destra, dove una sbarra impedisce l’accesso alle auto.
Dopo qualche passo vedrete un fortino militare, purtroppo chiuso al pubblico; tuttavia, è possibile dare una sbirciata attraverso una finestra a griglia. Si tratta di una delle numerose strutture difensive realizzate dagli inglesi durante la seconda Guerra Mondiale; questo fortino dominava la vallata e la baia di Mistra.

Car ruts e bagni romani

Raggiunto il fortino, un altro tumulo di pietre con attaccata una tavoletta vi indicherà la strada a destra, per le car ruts, e la strada a sinistra per i bagni romani. Le car ruts si vedono salendo un piccolo pendio e proseguono lungo il sentiero.

car ruts vicino alla strada romana di xemxija
car ruts nei pressi della strada romana

Le car ruts sono dei solchi scavati nella roccia, come dei binari; sono stati trovati in molti siti, sia a Malta che a Gozo, e si sta ancora cercando di capire chi li ha realizzati e con quale scopo. Questi solchi paralleli, hanno una distanza tra loro compresa tra 1,32 e 1,47 metri e una profondità che raggiunge anche i 60 cm; a volte sono visibili solo per brevi tratti, altre proseguono anche per centinaia di metri.
Molti esperti concordano sul fatto che risalgono alla Preistoria, ma non tutti concordano sulla loro origine: c’è chi sostiene siano il frutto di lavoro umano, chi invece che siano state incise dai carri.
Non è chiaro il loro scopo, l’ipotesi corrente è che siano relazionate al trasporto delle pietre per i templi, tuttavia, non si hanno tracce delle car ruts nei dintorni dei templi, bensì vicino agli insediamenti dell’Età del Bronzo. Una teoria più recente sostiene che queste tracce siano i segni ancora visibili di un sistema preistorico di cave di superficie, che si presume fossero largamente diffuse sul territorio maltese.
Non essendo ancora giunti ad una soluzione condivisa e pienamente riscontrabile, le car ruts restano ancora un mistero.

Ritornati al tumulo di pietre, girate a sinistra e scendete la rampa di scalini di pietra. Vedrete, attaccato alla parete rocciosa, un muro lavorato finemente ed una porta che conduce all’interno della costruzione: vi trovate di fronte ai bagni romani. Il sito è stato scoperto solo nel 2000, durante le pulizie per il mantenimento dell’area.

bagni romani lungo la strada romana di xemxija
esterno dei bagni romani

La grotta prima era un luogo di sepoltura punico, probabilmente risalente al 500 a.C., poi è stata trasformata dai romani.
Entrando nella grotta si notano vari livelli, divisioni e rientranze scavati nella roccia. Qui vicino c’era una sorgente e i romani realizzarono questi bagni, rigorosamente riservati agli uomini, per la cura del corpo e il riposo della mente.
I bagni erano forniti di piscine, di un caldarium (una piscina con acqua calda), lepidarium (una stanza più fredda) e di un frigidarium (una piscina con acqua fredda).

interno dei bagni romani sulla strada romana di xemxija
interno dei bagni romani

La sorgente con il tempo si è esaurita ed i bagni sono caduti in disuso; sono stati convertiti in un abitazione tra il XVI e il XVII secolo: risalgono a questo periodo sia la facciata e l’ingresso, sia le due mangiatoie nel lato interno della facciata.
Una volta usciti dai bagni si può vedere la ricca vegetazione sottostante e una vecchia cascina maltese.

Generalmente, le case coloniali venivano costruite attorno ad un cortile centrale, a cui si affacciavano praticamente tutte le stanze.
Quasi tutte le cascine erano protette da un muro perimetrale, sia per la privacy, sia per le incursioni dei predoni, che nel XVI e XVII secolo erano abbastanza frequenti. Sempre per motivi difensivi, le finestre che si affacciavano all’esterno erano molto piccole e presenti solo nei piani superiori. Alcune stanze erano dotate di strette feritoie da cui il contadino poteva spiare all’esterno ed eventualmente sparare, in caso di pericolo.
Il tetto delle cascina è piatto ed inclinato verso dei tubi di terracotta sottostante incanalavano l’acqua in pozzi scavati nel cortile interno.
Attaccato all’edificio principale, molto spesso era presente una costruzione più piccola, nella quale veniva riposto il carro del contadino.
Risalite le scale: a questo punto il percorso storico vero e proprio è terminato e sarete di nuovo nel centro abitato di Xemxija.

bonus: raggiungere Mistra Bay

Se volete concludere la vostra passeggiata con un bel bagno, potete raggiungere in 20 minuti la spiaggia di Mistra Bay. Mistra Bay è più conosciuta e frequentata dai locali rispetto che dai turisti, perché è un po’ scomoda da raggiungere se non si ha un mezzo proprio.

Mistra bay a Xemxija
Mistra bay

Dalla fine del percorso scendete verso il mare (dovreste aver imboccato triq il Fuhhar), e all’incrocio con lo stop girate  a sinistra, prendendo Triq Raddet ir-Roti. Proseguite fino alla fine della strada, arrivando ad una rotonda dall’altra parte c’è la chiesa di San Giuseppe, e subito alla sua sinistra un edificio residenziale. Prendete la strada alla sinistra dell’edificio: arrivando alla fine vedrete una stazione della protezione civile. Alla destra dell’edificio si trova un sentiero sterrato che costeggia il muro perimetrale. Da qui seguite il sentiero tenendo sempre il mare sulla destra: dopo circa 500 metri arriverete sulla cima di una scogliera, da cui si può dominare tutta Mistra Bay. Scendendo lungo il sentiero arriverete fino alla spiaggia. Si può arrivare anche in auto: alla rotatoria di prima basta seguire il cartello per Mistra Bay, e uscire poco dopo a sinistra, è sempre indicato dal cartello. Se volete arrivare in bicicletta, seguite le indicazioni per le auto, il sentiero sulla scogliera è abbastanza difficile, e l’ultimo tratto della scalinata si può compiere solo con la bici in spalla.

Xemxija - sentiero per arrivare Mistra Bay
sentiero per arrivare Mistra Bay

Informazioni utili

Il percorso dell’itinerario romano dura circa 90 minuti a piedi. In bici meglio lasciar perdere se non in mountain bike, il fondo è troppo sconnesso. Il percorso non sia allontana mai troppo dal centro abitato, ma è sempre consigliabile portare una bottiglia d’acqua e un’adeguata protezione solare, soprattutto se in estate. Lungo il percorso ci sono varie targhe esplicative, in inglese e maltese. Dalla stazione degli autobus di Bugibba fino all’inizio del percorso ci sono circa 4 km di strada da fare: gli autobus sono frequenti, per cui potete aspettare. Da giugno a settembre ci possono essere già 30° alle 8:00, non sottovalutate il caldo.

Come arrivare alla strada romana di Xemxija

La fermata roti, usata come punto di riferimento all’inizio dell’articolo, è servita da diverse linee degli autobus pubblici (qui trovate maggiori informazioni su come funziona la rete dei trasporti pubblici a Malta); cliccando sui numeri aprirete una pagina con percorso e orario ufficiale, invece cliccando sulle località aprirete gli articoli relativi sul sito di ViaggiMalta. Tutti gli autobus diretti a Cirkewwa passano a Mellieħa.

41 e 42: Cirkewwa – Mosta – Valletta, le due linee fanno un percorso simile, in pratica uno ogni 15′;
49: Għadira Bay– Valletta, ogni 60′;
221: Cirkewwa – Bugibba, ogni 30′;
222: Cirkewwa – Bugibba – St. Julian’sSliema, ogni 30′;
250: Għadira Bay – Bugibba – Valletta, ogni 60′;
X1: Cirkewwa – Bugibba – aeroporto, ogni 45′;

[Totale: 0 voti Media: 0]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.